“Corriere dei Ragazzi” Internazionale: Germania, Belgio e Olanda

Molti sono i disegnatori italiani che hanno collaborato con case editrici tedesche come la Bastei Verlag o per le pubblicazioni di Rolf Kauka, il “Disney Tedesco” inventore di “Fix und Foxi”. Molte sono state anche le serie a striscia tradotte nel paese nell’immediato dopoguerra, che all’epoca hanno addirittura dato nome a un formato, il “pikkolo-format”. Ma dopo quell’exploit ormai lontano, le serie a fumetti italiane tradotte in Germania sono state (e sono) pochissime, comprese quelle del Corriere dei Piccoli/Ragazzi, con poche eccezioni tra cui emergono (e qui mi scuso per la monotonia) i soliti “Aristocratici”. AristocraticiNel 1972, in un mercato monopolizzato dall’Ehapa Verlag (Disney e “Asteix”), da “Fix und Foxi” e dalle pubblicazioni della Bastei Verlag, la Koralle, società del gruppo Springer, si inserì con un settimanale che intendeva ripetere in Germania

il successo di testate come Tintin e Spirou in Francia e Belgio. Il settimanale Zack esordì con materiale esclusivamente francofono, poi attinse anche da Il Giornalino (“Il Commissario Spada”) e dal Corriere dei Ragazzi, traducendo dal 1973 “Gli Aristocratici”, qui ribattezzati “Die Gentlemen GmbH” (“Gentlemen Srl”). Nel 1977, quando la produzione fu interrotta dopo che il Corriere dei Ragazzi era divenuto CorrierBoy, il direttore di Zack, Gigi Spina, chiese a Tacconi e a me di continuare la serie direttamente per la Germania; anche altri fumetti francofoni, a loro volta sospesi, ripresero le pubblicazioni per la Koralle, con nuove storie realizzate appositamente da autori come Jean Graton e Jeann-MichelCharlier, per le quali la casa editrice tedesca si era riservata la gestione dei diritti. A diffonderle in tutta Europa fu incaricato Joseph DeKezel, un abilissimo e infaticabile agente, detto “Le furet” per la sua astuzia e velocità, che che aveva fatto la fortuna di vase editrici come la Lombard facendo conoscere ovunque i suoi personaggi.
Visto il buon successo, nel 1979 la Koralle decise di operare in prima persona sui mercati francese, belga e olandese, e fondò le riviste Super As e Super J in lingua francese (la differenza di titolo distingueva due differenti canali di distribuzione) e la rivista Wham! in fiammingo. I settimanali si rifacevano alla testata madre Zack, e pubblicavano in simultanea le stesse storie; l’obiettivo era quello di creare una rivista “europea” (la sede era a Bruxelles) che diffondesse lo stesso materiale in tutto il continente. Ma i tempi stavano cambiando; le quattro riviste chiusero nel 1980 senza fare in tempo (nota personale) a pubblicare una serie da me proposta intitolata “Martin Mystère”. I “Gentlemen” continuarono a uscire direttamente in album, dapprima editi dalla Koralle, poi dalla Ehapa Verlag; ne furono pubblicati cinque tradotti che vennero tradotti in varie lingue. Negli stessi anni Zack Parade, supplemento in formato pocket del settimanale (il numero 7 uscì anche in Italia con il titolo Zack Avventura nel 1974) pubblicò cinque episodi di “Aquila” di Albert Weinberg, due di “Altai e Jonson” di Tiziano Sclavi e Giorgio Cavazzano, e uno di “Nick Carter” di Bonvi, autore popolarissimo in Germania per l’uscita di 38 albi di “Sturmtruppen” quasi integralmente
realizzati da fumettisti locali. “Nick Carter” fu ripreso qualche anno dopo in cinque volumi della Beta Verlag (1985 86); “Lupo Alberto” di Silver uscì in tre albi della Wolfgang Kruger Verlag (1988). “Bob Crockett”, di Mino Milani e Jorge Moliterni, fu serializzato in Das Fröliche Feuerwerk (“Gli allegri fuochi artificiali”, Bastei, 1982) raccolto in due grossi volumi da Salleck nel 2003, rinverdendo il ricordo del CdR.

Alfredo Castelli

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“Corriere dei Ragazzi” Internazionale: Portogallo e il “metodo Eurostudio”

Smith e Wesson nell’edizione portoghese su Cuto (1976)

Os Aristocratas, edizione portoghese

Il Portogallo vanta l’insolito primato di aver pubblicato il più alto numero di serie provenienti dal Corriere dei Ragazzi con il più basso numero di uscite: a volte, dopo una sola puntata, i personaggi sparivano misteriosamente senza quasi essere entrati in azione. Nel 1971 era uscito il primo numero del settimanale (poi quindicenale e mensile) Cuto, edito dalla Portugal Press. La pubblicazione prendeva nome da un personaggio famoso in tutta la penisola iberica, un giovane reporter con vaghe reminescenze tintiniane creato nel 1935 dal catalano Jesus Blasco. Insieme con le ristampe delle avventure dell’intrepido teen-ager, la rivista pubblicava, secondo una formula tipica dell’editoria a fumetti portoghese di quegli anni, un mix estremamente eterogeneo di personaggi classici americani (“Flash Gordon”, “Mandrake”, “Phantom”, “Popeye”, “Cisco Kid”, “Tarzan”) e storie di varia provenienza, tra cui Il Giornalino e il Corriere dei Ragazzi. Alcuni dei suoi autori erano già noti nel paese, in quanto racconti di Battaglia, Toppi e Milani tratti dal Corriere dei Piccoli erano già usciti sul settimanale Jacto, che aveva pubblicato anche “Tribunzio” di Carlo Triberti e Leone Cimpellin. Le traduzioni furono inaugurate dal primo di molti episodi di “Os Aristocratas”, pubblicato nel N. 114 del 1975; nel n. 121 uscì Um prémio de 30.000 Dólares, racconto “libero” dell’inserto Albo Avventura scritto da Andrea Mantelli e illustrato da Mario Rossi; un secondo fu stampato qualche numero dopo, e la cosa finì lì. Nel numero successivo apparve un episodio de “O Sombra” illustrato da Cubbino; non si trattava del primo, come sarebbe stato logico, ma di uno scelto a caso; anche in questo caso la serie fu tradotta quasi per intero.

Il pilota fantasma, storia di Castelli e Micheluzzi su Cuto 127 (1976)

Fecero seguito l’unico racconto libero pubblicato dalla rivista, “O piloto fantasma”, scritto da me e illustrato da Micheluzzi (un altro racconto libero di Micheluzzi e Milani, “Stalingrado”, uscì in Pantera Negra nel 1978), poi “Cattivik” di Silver (un solo episodio nel N. 128), “Smith e Wesson” di Andrea Mantelli e Mario Uggeri (un solo episodio n. 128), “Tom Boy” (N. 130), vendicatore negro di Silverio Pisu e Nadir Quinto che diede titolo anche a un albo speciale, “Dan Dakota” (un solo episodio nel N. 131), “Lord Shark” (N. 133), “Aquila” (un solo episodio nel N. 134), “Johnny Focus” (un solo episodio nel N. 146; un altro episodio comparve nel 1976 in Supergrilo), “Altai e Jonson” (un solo episodio nel N. 156); l’episodio Marilyn, a morte no filme della serie “I Grandi nel Giallo” (N. 159 del 1977). “Lobo Alberto” di Silver (un solo episodio nel N. 166) concluse degnamente l’elenco dei contributi italiani; la rivista chiuse con il numero 174.

Copertina di Cuto 133 (1976), dedicata a Lord Shark

Mundo de Aventuras, una vecchia testata ripresa nel 1973 dalle edizioni Aguiar e Dias, pubblicava materiale se possibile ancor più eterogeneo di quello di Cuto, sia per le tematiche delle storie, sia per la loro provenienza; a fare la parte del leone fino all’ultimo numero (589, del 1987) furono comunque “Mandrake”, “The Phantom”, “Rip Kirby” e “Flash Gordon”, le cui storie per un certo periodo uscirono in contemporanea con quelle pubblicate in Cuto. Nel N. 151 e 187 furono pubblicati in fascicoli staccabili “Uma aventura de Sandokan”, di Mino Milani e Daniele Fagarazzi e “A Dama Eterna” di Mino Milani e Guido Buzzelli; nel N. 200 del 1977 uscì il seguito “O regresso de Ayesha” (“Il ritorno di Ayesha” di Mino Milani e Guido Buzzelli, e, a partire dal N. 213, furono pubblicati tre episodi de “La parola alla giuria” (processo e appello a Elena di

Cuto 140 (1976) dedica la copertina all’Ombra

Troia e processo a Nerone) di Mino Milani; erano illustrati da Milo Manara, e questa fu la sua prima e forse unica traduzione coeva al Corriere dei Ragazzi. Nel 1979 Mundo de Aventuras  portò avanti (o indietro? L’originale è del 1973) le lancette dell’orologio con “Ano 2000”, tradizione della quasi omonima serie di Mino Milani e Giancarlo Alessandrini. In Mundo de Aventuras Special comparvero quattro episodi di “Bob Crockett” di Mino Milani e Jorge Moliterni (1976).

Alfredo Castelli

Johnny Focus in Portogallo (1976)

Edizione portoghese di Bob Crockett (1976)

Edizione portoghese di Anni 2000

INTERMEZZO: IL METODO EUROSTUDIO

Squadra Zenith in Spagna

Ho già citato in un paio di circostanze “Squadra Zenith” disegnata da Alberto Breccia, forse la serie più rappresentativa del cosiddetto “Metodo Eurostudio”, un meccanismo per fare fumetti ideato da Piero Dami. Insieme con il fratello Rinaldo, grande “autore completo” che si firmava “Roy D’Amy”, aveva creato nel 1954 lo studio Creazioni D’Ami (con l’apostrofo ma senza “y”), che raccoglieva un gruppo di straordinari talenti (tra cui Enrico Bagnoli, Dino Battaglia, Leone Cimpellin, Aldo Di Gennaro, Giorgio De Gaspari, Gino D’Antonio, Nadir Quinto, Sergio Tuis, Ferdinando Tacconi, Mario Uggeri, che poi sarebbero passati al “Corriere”) i quali lavoravano soprattutto per il mercato inglese, con cui i fratelli Dami erano in stretto contatto. Nel 1960 i fratelli si separarono e Piero Dami fondò l’Eurostudio (poi Piero Dami Editore), casa editrice ma anche agenzia internazonale di distribuzione di materiale a fumetti. Grazie all’esperienza accumulata con le Creazioni D’Ami, Piero era in contatto con numerosi autori, soprattutto inglesi, spagnoli (Jesus Blasco) e argentini, ma anche italiani. Uno sceneggiatore solitamente inglese realizzava i testi che passava all’Eurostudio; Dami li affidava a un disegnatore il quale spesso viveva al di là dell’oceano. La storia, ancora in stato di prelavorazione (cioè senza lettering, spesso senza balloon e, di conseguenza, priva dei necessari raccordi e ritocchi che imponeva il loro inserimento) veniva sottoposta a varie testate europee, prime delle quali il Corriere dei Piccoli/Ragazzi e Il Giornalino. Il compratore acquisiva solo i diritti per il proprio paese, e

Dan Dakota, chiamato in Spagna, Kendall.

preparava la storia per la pubblicazione, realizzando a proprie spese traduzione, fumettatura, ritocchi e quant’altro fosse necessario. Una volta utilizzate, le tavole, ora complete, costitituivano da base di vendite successive; nelle edizioni straniere veniva semplcemente modificato il lettering. La “Squadra Zenith” è, appunto, un tipico esempio di questa produzione. Se cercate in Internet leggerete che il suo titolo originale è “Esquadra Zenith” o, a volte, “Patrulla Zenith” e che le sceneggiature erano di Oesterheld. In realtà il titolo era “Department Zero” (come nell’edizione francese); “Squadra Zenith”, più orecchiabile, era quello che le era stato attribuito nel CdR, e che poi la serie si portò dietro in varie traduzioni. Le sceneggiature non erano di Oesterheld ma di un gruppo di autori argentini: Leonardo André Wadel, Alfredo Grassi e Carlos Trillo; anche se non sarei disposto a scometterci, mi pare di ricordare che i testi delle prime storie fossero inglesi. “Dan Dakota” invece non è invece una libera traduzione del Corriere dei Ragazzi, ma è il titolo originale dela serie illustrata da Arturo del Castillo. A partire dal 1957, Del Castillo ha illustrato una legione di personaggi western (“Randall”, “Garrett”, “Kendall”, “Ringo”, “Dan Dakota”, “El Cobra”) molto somiglianti tra loro, che indossavano immancabilmente una camicia a scacchi e che venivano regolarmente scambiati tra loro (con il nome di “Kendall” la rivista spagnola Blue Jeans pubblicò storie di “Dan Dakota” e “Randall”). “Dan Dakota – Lone Gun” era stato creato nel 1966 per il settimanale inglese Rangers, poi incorporato da Look and Learn, che chiuse nel 1969.

Nel 1974 l’Eurostudio riprese il persoaggio, su testi di autori inglesi tra cui uno, bravissimo, che firmava M. B. e che credo fosse Mike Buttterworth. Il problema è che Del Castillo aveva sempre lavorato con Oesterheld o con Ray Collins, di lingua spagnola, e probabilmente non conosceva l’inglese, sicché, quando non comprendeva una descrizione, inventava. In un caso la scena di una rissa di un saloon, essenziale nel racconto, era stata sostituita con quella di un conestoga che attraversava la prateria. Io, che traducevo parecchie storie, inventai all’uopo una didascalia che diceva qualcosa del genere “Nessuno sospetterebbe che, mentre a poca distanza i carri dei pionieri attraversano pacificamente la prateria, nel saloon della città si è scatenata una sanguinosa rissa”, che poi ho ritrovato nelle edizioni in altre lingue. La serie Eurostudio che dava i minori problemi in assoluto era ovviamente “Bob Crockett”, scritta dal sempre presente Mino Milani e illustrata dall’argentino Jorge Moliterni.

Alfredo Castelli

“Corriere dei Ragazzi” Internazionale: Spagna

La sombra, di Castelli e Tacconi

Dai tardi anni ’70 il settimanale Gaceta Junior edito da Unisa-Universo Infantil aveva cominciato a pubblicare con apprezzabile qualità storie del Corriere dei Piccoli scritte dall’infaticabile Mino Milani: tra queste l’“La Isla del tesoro” disegnata Hugo Pratt, il “Cuento de Navidad” (“Canto di Natale in prosa”) disegnato da Iris De Paoli, “Brazo de Ierro” (“Fortebraccio”) disegnato da Di Gennaro, “El Doctor Ox”, disegnato da  Grazia Nidasio, insieme a racconti senza personaggi fissi di Battaglia Di Gennaro (tra cui la memorabile “Besta de Gevaudan”), Toppi, Uggeri. Nel 1970 la pubblicazione si fuse brevemente con Tintin e chiuse; dopo un periodo di assenza, i personaggi del Corriere (ora “dei Ragazzi”) si trasferirono presso l’Editorial Bruguera. Fondata nel 1910 con il nome di “El Gato Negro”, nel bene e nel male (è la casa editrice de L’inverno del disegnatore di Paco Roca e del bel film inedito in Italia Valdez) la Bruguera ha garantito abbondanti letture a fumetti a varie generazioni di spagnoli; dopo un quasi fallimento nel 1982, fu rilevata dal Grupo Zeta e divenne in Ediciones B; un breve rilancio del marchio nel 2008 si concluse nel 2010 con la chiusura definitiva.

Il Maestro di Mino Milani e Aldo Di Gennaro

Le pubblicazioni a fumetti della casa editrice proponevano essenzialmente personaggi umoristici, come i famosi “Mortadelo y Filemon” di Jibanez. Erano distribuiti in un’enorme quantità di testate, supplementi e numeri speciali settimanali, mensili e di altre periodicità. La Bruguera pubblicò “La Sombra” (“L’Ombra”, in Super Pulgarcito, 1978) illustrata da Cubbino e soprattutto “Il Maestro” di Mino Milani, Aldo Di Gennaro e Giancarlo Alessandrini, che nelle pagine di Super Sacarino (1979) era stato evidentemente promosso ed era divenuto “El Profesor”. I soliti “Aristocratici” uscirono dal 1976 con il titolo “Los Aristocrates” in Super Mortadelo, Mortadelo Especial, Mortadelo Gigante; tra il 1980 e il 1983 ritornarono con il titolo “Los Gentlemen” in 5 album cartonati editi da Grijalbo.

Los Aristocratas, edizione spagnola degli Aristocratici di Castelli

Valentina Melaverde in edizione spagnola

Le opere pre-Corriere dei Ragazzi di Grazia Nidasio, un’autrice che in Spagna ha sempre goduto di grande popolarità, sono state tradotte con successo fin dagli anni ‘60, nella riviste Chio (“Violante”) e la già citata Gaceta Junior, e raccolte in volumi come Marta i els Gangsters (ancora “Violante”, in versione catalana). Bruguera ha pubblicato “Valentina Mela Verde” nelle riviste Lily, Gina e Esther, mantenendo lo stesso titolo ma cambiando i nomi di qualche personaggio, tra cui la sorellina Stefi, ribattezzata Lita. “Il Diario di Stefi”, spin-off di Valentina pubblicato dal Corriere dei Piccoli, uscì sempre con Bruguera in Zipi y Zape, quindi, con il nome Estevi, in Cavall Fort (catalano) e con il nome Nina in Pequeño Pais, supplemento a fumetti del quotidiano El Pais.

Nick Carter in Spagna

I racconti senza personaggi fissi delle varie serie del CdR ispirate alla storia, alla cronaca, allo sport (“Mino Milani inviato nel tempo”, “Fumetto verità, “Uomini Contro”, eccetera) costituirono uno dei pezzi forti delle riviste Blue Jeans (1977-80), Bumerang (1978-79) e in modo molto più limitato  Totem (1977-1986) delle Editorial Nueva Frontera. Blue Jeans e Bumerang erano pubblicazioni “di prestigio” per la maggior parte in bianco e nero; ospitavano fumetti di vari di generi (avventura, fantasy, western, erotico, umoristico) firmati dai ì grandi del fumetto mondiale, tra cui Hugo Pratt, Victor De La Fuente, Moebius, Hermann. Erano distribuite anche in Sud America, e fu grazie a esse che i lettori argentini fecero la conoscenza di autori come Sergio Toppi o Attilio Micheluzzi. Molte di queste storie furono raccolte nei volumi Hombres en Guerra e Soldados de la Suerte della Coleccion Piloto (Editora Valenciana, 1982).  Oltre ai racconti liberi, le due testate ospitarono anche qualche serie, tra cui “Nick Carter” di Bonvi e De Maria e “Esquadra Zenith” disegnata da Breccia, di cui riparleremo nella prossima puntata.

Johnny Focus di Attilio Micheluzzi, edizione spagnola

Sempre dal Corriere dei Ragazzi provenivano “Johnny Focus” di Attilio Micheluzzi, raccolto in Reportajes de Johnny Focus dall’Editora Valenciana (1982) e “Lupo Alberto”, pubblicato in albi da Ediciones B (1988), in due volumi da Norma Editorial (1999), e, dal 1991, nel supplemento domenicanale a colori Pequeño Pais.

La prossima puntata: Portogallo e l’intermezzo “Il metodo Eurostudio”

Alfredo Castelli

La versione spagnola di Lupo Alberto di Silver

Il Maestro diventa El Profesor

El feroz Lupo Alberto

Cuento de Noel di Iris De Paoli (dal Corriere dei Piccoli)

“Corriere dei Ragazzi” Internazionale: Francia (Parte II)

Continua il nostro viaggio in compagnia di Alfredo Castelli tra le versioni internazionali delle serie del “Corriere dei Ragazzi”!

FRANCIA (Parte 2)

Ai “Petit Formats” di Madame Ratier erano destinati anche “Gli Aristocratici” che dal 1973 realizzavo per il Corriere dei Ragazzi insieme al compianto Ferdinando Tacconi. Li avevo progettati qualche anno prima della loro uscita sul settimanale dei Fratelli Crespi per un altro editore francese di albi tascabili, Marcel Navarro, fondatore e proprietario della casa editrice Lug di Lione; questa pubblicava con grande successo la maggior parte delle collane di Bonelli e della Dardo (“Capitan Miki”, “Il Grande Blek), e si avvaleva spesso della collaborazione di autori italiani. Il compenso però era così basso che  avevo preferito non cedere i personaggi e tenerli buoni per un’occasione migliore.

Nel 1975, quando ormai in Italia la serie si era affermata, il mio amico da sempre Mario Gomboli, che allora realizzava con Bonvi “Milo Marat” per il settimanale Pif Gadget (la serie, in una sorta di percorso inverso, fu poi tradotta dal CdR con il titiolo “Jolly Flipper”) mi salvò in Zona Cesarini da un contratto assai poco favorevole mostrandoli ai responsabili della rivista, che ne acquisì i diritti a un prezzo considerevolmente più alto degli  standard di Aventures et Voyages.

Pif era un “hebdomedaire” nello stile del Corriere dei Ragazzi legato all’Humanité, il quotidiano del partito comunista francese (prendeva nome da “Pif le Chien”, cane inventato nel 1945 da José Cabrero Arnal, che in Italia era pubblicato a strisce dall’Unità); nelle sue pagine  Hugo Pratt riprese le avventure di Corto Maltese dopo la conclusione di “Una ballata del mare salato”. Nel 1975 Pif godeva di grande popolarità grazie ai gadget appositamente progettati (e veramente geniali) inclusi in ogni numero; un meccanismo che tuttavia alla lunga si rivelò perdente perché il pubblico prese ad acquistare il giornale più per gli allegati che per il suo contenuto. “Les Aristocrates” comparvero sole per 14 uscite, e fino a pochi giorni fa ho ritenuto che la serie fosse stata interrotta per il semplice fatto che non piaceva ai lettori. Invece il recente volume Mon Camarade, Vaillant, Pif Gadget di Richard Medioni (settembre 2012) spiega che essa fu sospesa a causa delle proteste dei genitori, che la ritenevano immorale (!) in quanto dei ladri vi venivano presentati come personaggi positivi. In Francia “Gli Aristocratici” furono riproposti altre volte, compreso in “Les Aristos” (1985) una ristampa nel “Petit Format” Rodeo delle edizioni Lug (ricorsi storici!), dove comparivano a fianco di “Tex”. Il loro momento di massimo successo fu quando – con il titolo “Les Gentlemen”, vennero pubblicati nei settimanali Super As e Super J (1979) e negli album cartonati Hachette; con lo stesso titolo – come ho scoperto da meno di una settimana – riapparvero in una breve ripresa con il titolo “Les Gentlemen” in Blueberry Pocket e Gigantic Pocket (1982). Avremo occasione di riprendere l’argomento tra qualche giorno, quando ci sposteremo in Germania e nel nord Europa.

Il materiale del CdR fu spartito in misure diverse da altre case editrici. Rintintin et Rusty della Sagédition (già SAGE), la storica casa editrice di “Pepito” e dei fumetti Warner  MGM  collegata con l’italiana  Editrice Cenisio, tradusse fin dal 1968 “Grandes aventures de paix et de guerre”, i racconti senza personaggi fissi scritti da Mino Milani e illustrati da Dino Battaglia (di cui Rintintin aveva già pubblicato “I cinque della Selena”), Sergio Toppi, Mario Uggeri, e dai sudamericani Jorge Moliterni, Arturo Del Castillo, Enrique Breccia. Le storie provenivano inizialmente dal Corriere dei Piccoli e dal 1972 dal Corriere dei Ragazzi; tra queste ultime “Râ, le bateau de papyrus”, di Pier Carpi e Attilio Micheluzzi (che allora si firmava Igor Arzt Bajeff) e “Cap sur Londres”, sempre illustrata da Micheluzzi.

Il  “Carnet de notes de Otto Kruntz” (Castelli – Fagarazzi) fu tradotto in francese con accento “boche” dapprima nel  mensile Kronos, poi in Panthère Rose (1975); “Nick Carter” di Bonvi e DeMaria fu edito in albi e in volume nel 1976. Il trait-d’union tra il settimanale italiano e Sagédition era l’Eurostudio di Piero Dami, il cui copyright si affiancò spesso quello del Corriere.

Nel 1976 alcune storie di Toppi e Milani uscirono nel settimanale cattolico Formule 1, delle Editions Fleurus. “Altai e Jonson” di Tiziano Sclavi e Giorgio Cavazzano furono pubblicati in piccolo formato in Michel Vaillant Pocket (Epi, 1983) e, molto più tardi, in Pif Gadget.

In volume uscirono i racconti di “Valentina Melaverde” (“Valentine Pomme Vert”, M.c.l., 1970). Grazia Nidasio era già nota in Francia per “Petula Rock”, traduzione di “Violante la Cantante” su testi di Guglielmo Zucconi, edito da Jeunesse et Vacances nei “Petit Formats” Anouk e Robin des Bois (1967-1974). “Johnny Focus” di Attilio Micheluzzi fu pubblicato sempre in volume da Kesserling e Artifact nel 1985. Le storie di Benito Jacovitti, più volte proposte in Francia a partire dalle uscite di “Titi, Toto et Tatave” (“Pippo Pertica e Palla”) sul citato Pepito della SAGE; dal Corriere dei Piccoli la SFPI trasse il materiale per l’albo Zorry Kid (undici uscite nel 1970-71); del Corriere dei Ragazzi furono tradotti solo pochi episodi dello stesso personaggio sparpagliati in tre volumi della Grandault (1982-83). “Lupo Alberto” (“Albert le Loup”) di Silver esordì in due volumi dell’editore Glenat (1986-87).

Prestissimo (forse oggi stesso) il CdR in Spagna!

Alfredo Castelli

Cronistoria del “Corriere dei Ragazzi”. Anno Primo: 1972

Il direttore, Giancarlo Francesconi visto da Jacovitti

Francesconi, visto da Castelli e Fagarazzi

Il “Corriere dei Ragazzi“, nuova rivista ideata e diretta da Giancarlo Francesconi, nasce nel 1972 per rispondere a un’esigenza manifestata già tre anni prima dai lettori del “Corriere dei Piccoli” in risposta a un referendum promosso dalla rivista: letture più adatte alla loro età. Come scrive Alfredo Castelli,

Francesconi inventò un modo per fare giornalismo ‘serio’ per un pubblico giovane.

Proprio il racconto della cronaca rappresenta uno dei punti fermi della rivista. La realtà dei primi anni Settanta viene presentata, anche nei suoi aspetti più problematici, con un apparato giornalistico di prim’ordine, al quale si affianca una nutrita serie di fumetti dedicati a fatti e personaggi della cronaca e della storia.

Michel Vaillant sul “Corriere dei Ragazzi”

Non mancano, comunque, l’avventura (incarnata da Gli Aristocratici di Castelli e Ferdinando Tacconi e La Donna Eterna, di Milani e Guido Buzzelli, per esempio), l’umorismo (Nick Carter di Bonvi, Lupo Alberto di Silver, Zio Boris di Castelli e Peroni, Altai & Johnson di Tiziano Sclavi e Giorgio Cavazzano), e nemmeno il meglio del fumetto franco-belga (Michel Vaillant, Comanche, Bernard Prince, Luc Orient…).

A realizzare la grande mole di tavole a fumetti pubblicata dal settimanale sono alcuni fra i migliori autori di casa nostra: fra gli sceneggiatori, oltre a Castelli, Milani e Sclavi, troviamo, fra gli altri, Roberto Renzi, Franco Manocchia, Pier Carpi, Grazia Nidasio; fra i disegnatori, oltre a quelli già citati, vi sono Giancarlo Alessandrini, Dino Battaglia, Attilio Micheluzzi, Mario Cubbino, Mario Uggeri, Sergio Toppi, Milo Manara, Aldo Di Gennaro, Giorgio Trevisan, Enric Siò e tanti altri.

La redazione del “Corriere dei Ragazzi”

Benvenuti!

Copertina del primo numero del “Corriere dei Ragazzi”

In occasione del quarantesimo anniversario della sua comparsa in edicola, nell’ambito di Lucca Comics & Games, sabato 20 ottobre 2012 è stata inaugurata nel cortile di Palazzo Ducale, in Piazza Napoleone, una mostra storica che ripercore i cinque anni di vita di una rivista fondamentale per il fumetto italiano: il “Corriere dei Ragazzi“. A cura di chi scrive, con la collaborazione di Davide G. G. Caci, il percorso riassume la breve parabola editoriale della rivista, che parte nel 1972 per concludersi quattro anni più tardi, alla fine del 1976, quando cambia testata, pubblico e gran parte degli autori, entrando nella storia del fumetto di casa nostra. Ad accompagnare il visitatore nel percorso, una serie di “totem” che focalizzano l’attenzione su dodici grandi storie da I grandi nel Giallo a Gli Aristocratici, da Il maestro a La Donna Eterna…) e dodici grandi disegnatori (da Sergio Toppi a Dino Battaglia, da Giancarlo Alessandrini a Milo Manara…), nonché gli sceneggiatori principe della rivista, Mino Milani, Alfredo Castelli e così via. Senza dimenticare Silver e il suo Lupo Alberto e tanto altro ancora.

Questo blog segnerà una sorta di conto alla rovescia fino all’inizio di Lucca Comics & Games, il 1 novembre, presentando anticipazioni e immagini legate alle storie e agli autori presentati nella mostra, nonché commenti, piccole chicche inedite legate al “Corriere dei Ragazzi” uscite dagli archivi segreti di Martin Mys… ops, Alfredo Castelli per portare il lettore all’interno di quello che proprio Castelli giustamente ha definito “il settimanale irripetibile”.
Una sorta di percorso di avvicinamento per coloro che si ritroveranno a Lucca all’inizio di novembre – o anche prima, chissà – ma anche una piccola guida per chi voglia avvicinarsi a questa storica rivista e non possa seguire il percorso della mostra.
A gli uni e agli altri l’augurio di una “buona navigazione” nell’oceano della rete!

Pier Luigi Gaspa