“Corriere dei Ragazzi” Internazionale: Portogallo e il “metodo Eurostudio”

Smith e Wesson nell’edizione portoghese su Cuto (1976)

Os Aristocratas, edizione portoghese

Il Portogallo vanta l’insolito primato di aver pubblicato il più alto numero di serie provenienti dal Corriere dei Ragazzi con il più basso numero di uscite: a volte, dopo una sola puntata, i personaggi sparivano misteriosamente senza quasi essere entrati in azione. Nel 1971 era uscito il primo numero del settimanale (poi quindicenale e mensile) Cuto, edito dalla Portugal Press. La pubblicazione prendeva nome da un personaggio famoso in tutta la penisola iberica, un giovane reporter con vaghe reminescenze tintiniane creato nel 1935 dal catalano Jesus Blasco. Insieme con le ristampe delle avventure dell’intrepido teen-ager, la rivista pubblicava, secondo una formula tipica dell’editoria a fumetti portoghese di quegli anni, un mix estremamente eterogeneo di personaggi classici americani (“Flash Gordon”, “Mandrake”, “Phantom”, “Popeye”, “Cisco Kid”, “Tarzan”) e storie di varia provenienza, tra cui Il Giornalino e il Corriere dei Ragazzi. Alcuni dei suoi autori erano già noti nel paese, in quanto racconti di Battaglia, Toppi e Milani tratti dal Corriere dei Piccoli erano già usciti sul settimanale Jacto, che aveva pubblicato anche “Tribunzio” di Carlo Triberti e Leone Cimpellin. Le traduzioni furono inaugurate dal primo di molti episodi di “Os Aristocratas”, pubblicato nel N. 114 del 1975; nel n. 121 uscì Um prémio de 30.000 Dólares, racconto “libero” dell’inserto Albo Avventura scritto da Andrea Mantelli e illustrato da Mario Rossi; un secondo fu stampato qualche numero dopo, e la cosa finì lì. Nel numero successivo apparve un episodio de “O Sombra” illustrato da Cubbino; non si trattava del primo, come sarebbe stato logico, ma di uno scelto a caso; anche in questo caso la serie fu tradotta quasi per intero.

Il pilota fantasma, storia di Castelli e Micheluzzi su Cuto 127 (1976)

Fecero seguito l’unico racconto libero pubblicato dalla rivista, “O piloto fantasma”, scritto da me e illustrato da Micheluzzi (un altro racconto libero di Micheluzzi e Milani, “Stalingrado”, uscì in Pantera Negra nel 1978), poi “Cattivik” di Silver (un solo episodio nel N. 128), “Smith e Wesson” di Andrea Mantelli e Mario Uggeri (un solo episodio n. 128), “Tom Boy” (N. 130), vendicatore negro di Silverio Pisu e Nadir Quinto che diede titolo anche a un albo speciale, “Dan Dakota” (un solo episodio nel N. 131), “Lord Shark” (N. 133), “Aquila” (un solo episodio nel N. 134), “Johnny Focus” (un solo episodio nel N. 146; un altro episodio comparve nel 1976 in Supergrilo), “Altai e Jonson” (un solo episodio nel N. 156); l’episodio Marilyn, a morte no filme della serie “I Grandi nel Giallo” (N. 159 del 1977). “Lobo Alberto” di Silver (un solo episodio nel N. 166) concluse degnamente l’elenco dei contributi italiani; la rivista chiuse con il numero 174.

Copertina di Cuto 133 (1976), dedicata a Lord Shark

Mundo de Aventuras, una vecchia testata ripresa nel 1973 dalle edizioni Aguiar e Dias, pubblicava materiale se possibile ancor più eterogeneo di quello di Cuto, sia per le tematiche delle storie, sia per la loro provenienza; a fare la parte del leone fino all’ultimo numero (589, del 1987) furono comunque “Mandrake”, “The Phantom”, “Rip Kirby” e “Flash Gordon”, le cui storie per un certo periodo uscirono in contemporanea con quelle pubblicate in Cuto. Nel N. 151 e 187 furono pubblicati in fascicoli staccabili “Uma aventura de Sandokan”, di Mino Milani e Daniele Fagarazzi e “A Dama Eterna” di Mino Milani e Guido Buzzelli; nel N. 200 del 1977 uscì il seguito “O regresso de Ayesha” (“Il ritorno di Ayesha” di Mino Milani e Guido Buzzelli, e, a partire dal N. 213, furono pubblicati tre episodi de “La parola alla giuria” (processo e appello a Elena di

Cuto 140 (1976) dedica la copertina all’Ombra

Troia e processo a Nerone) di Mino Milani; erano illustrati da Milo Manara, e questa fu la sua prima e forse unica traduzione coeva al Corriere dei Ragazzi. Nel 1979 Mundo de Aventuras  portò avanti (o indietro? L’originale è del 1973) le lancette dell’orologio con “Ano 2000”, tradizione della quasi omonima serie di Mino Milani e Giancarlo Alessandrini. In Mundo de Aventuras Special comparvero quattro episodi di “Bob Crockett” di Mino Milani e Jorge Moliterni (1976).

Alfredo Castelli

Johnny Focus in Portogallo (1976)

Edizione portoghese di Bob Crockett (1976)

Edizione portoghese di Anni 2000

INTERMEZZO: IL METODO EUROSTUDIO

Squadra Zenith in Spagna

Ho già citato in un paio di circostanze “Squadra Zenith” disegnata da Alberto Breccia, forse la serie più rappresentativa del cosiddetto “Metodo Eurostudio”, un meccanismo per fare fumetti ideato da Piero Dami. Insieme con il fratello Rinaldo, grande “autore completo” che si firmava “Roy D’Amy”, aveva creato nel 1954 lo studio Creazioni D’Ami (con l’apostrofo ma senza “y”), che raccoglieva un gruppo di straordinari talenti (tra cui Enrico Bagnoli, Dino Battaglia, Leone Cimpellin, Aldo Di Gennaro, Giorgio De Gaspari, Gino D’Antonio, Nadir Quinto, Sergio Tuis, Ferdinando Tacconi, Mario Uggeri, che poi sarebbero passati al “Corriere”) i quali lavoravano soprattutto per il mercato inglese, con cui i fratelli Dami erano in stretto contatto. Nel 1960 i fratelli si separarono e Piero Dami fondò l’Eurostudio (poi Piero Dami Editore), casa editrice ma anche agenzia internazonale di distribuzione di materiale a fumetti. Grazie all’esperienza accumulata con le Creazioni D’Ami, Piero era in contatto con numerosi autori, soprattutto inglesi, spagnoli (Jesus Blasco) e argentini, ma anche italiani. Uno sceneggiatore solitamente inglese realizzava i testi che passava all’Eurostudio; Dami li affidava a un disegnatore il quale spesso viveva al di là dell’oceano. La storia, ancora in stato di prelavorazione (cioè senza lettering, spesso senza balloon e, di conseguenza, priva dei necessari raccordi e ritocchi che imponeva il loro inserimento) veniva sottoposta a varie testate europee, prime delle quali il Corriere dei Piccoli/Ragazzi e Il Giornalino. Il compratore acquisiva solo i diritti per il proprio paese, e

Dan Dakota, chiamato in Spagna, Kendall.

preparava la storia per la pubblicazione, realizzando a proprie spese traduzione, fumettatura, ritocchi e quant’altro fosse necessario. Una volta utilizzate, le tavole, ora complete, costitituivano da base di vendite successive; nelle edizioni straniere veniva semplcemente modificato il lettering. La “Squadra Zenith” è, appunto, un tipico esempio di questa produzione. Se cercate in Internet leggerete che il suo titolo originale è “Esquadra Zenith” o, a volte, “Patrulla Zenith” e che le sceneggiature erano di Oesterheld. In realtà il titolo era “Department Zero” (come nell’edizione francese); “Squadra Zenith”, più orecchiabile, era quello che le era stato attribuito nel CdR, e che poi la serie si portò dietro in varie traduzioni. Le sceneggiature non erano di Oesterheld ma di un gruppo di autori argentini: Leonardo André Wadel, Alfredo Grassi e Carlos Trillo; anche se non sarei disposto a scometterci, mi pare di ricordare che i testi delle prime storie fossero inglesi. “Dan Dakota” invece non è invece una libera traduzione del Corriere dei Ragazzi, ma è il titolo originale dela serie illustrata da Arturo del Castillo. A partire dal 1957, Del Castillo ha illustrato una legione di personaggi western (“Randall”, “Garrett”, “Kendall”, “Ringo”, “Dan Dakota”, “El Cobra”) molto somiglianti tra loro, che indossavano immancabilmente una camicia a scacchi e che venivano regolarmente scambiati tra loro (con il nome di “Kendall” la rivista spagnola Blue Jeans pubblicò storie di “Dan Dakota” e “Randall”). “Dan Dakota – Lone Gun” era stato creato nel 1966 per il settimanale inglese Rangers, poi incorporato da Look and Learn, che chiuse nel 1969.

Nel 1974 l’Eurostudio riprese il persoaggio, su testi di autori inglesi tra cui uno, bravissimo, che firmava M. B. e che credo fosse Mike Buttterworth. Il problema è che Del Castillo aveva sempre lavorato con Oesterheld o con Ray Collins, di lingua spagnola, e probabilmente non conosceva l’inglese, sicché, quando non comprendeva una descrizione, inventava. In un caso la scena di una rissa di un saloon, essenziale nel racconto, era stata sostituita con quella di un conestoga che attraversava la prateria. Io, che traducevo parecchie storie, inventai all’uopo una didascalia che diceva qualcosa del genere “Nessuno sospetterebbe che, mentre a poca distanza i carri dei pionieri attraversano pacificamente la prateria, nel saloon della città si è scatenata una sanguinosa rissa”, che poi ho ritrovato nelle edizioni in altre lingue. La serie Eurostudio che dava i minori problemi in assoluto era ovviamente “Bob Crockett”, scritta dal sempre presente Mino Milani e illustrata dall’argentino Jorge Moliterni.

Alfredo Castelli

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“Corriere dei Ragazzi” Internazionale: Francia (Parte I)

Buongiorno a tutti. Da quando ho iniziato a scrivere fumetti, quasi mezzo secolo fa, cerco di procurarmi le edizioni estere dei miei lavori. Sostengo che lo faccio “a titolo di documentazione”; in realtà, con questa frase che significa poco o nulla, cerco di nascondere una forma di narcisismo molto diffusa nella categoria: poche cose danno infatti maggior soddisfazione di possedere (non ho scritto “leggere”) la propria produzione stampata o doppiata in una lingua straniera. Devo dire che il Corriere dei Ragazzi continua a elargirmi queste soddisfazioni da quarant’anni, forse un tantino un po’ troppo. Il fatto è che negli anni ’70 i rendiconti delle cessioni di diritti all’estero – nel mio caso soprattutto “Gli Aristocratici”, che era la serie più venduta del giornale – erano estremamente generici, e riportavano in pratica solo l’incasso lordo (da cui andavano tolte enormi spese di gestione e smodate percentuali), spesso senza indicare in quale paese e a quale editore fossero state effettuate le vendite. Le copie giustificative arrivavano con il contagocce, e, quando arrivavano, si perdevano nei meandri della casa editrice; l’unico sistema per procurarsele era portarle via di nascosto oppure recuperarle in edicole e bancarelle nel corso di viaggi all’estero.

Molti anni più tardi, grazie all’avvento di Internet e di eBay, ho potuto affinare le ricerche, finché ho messo insieme una significativa quantità di materiale. Nel 2003, in occasione del 30° anniversario della serie, nel volume Sei lustri al servizio di Sua Maestà sono stato finalmente in grado di inserire un elenco quasi completo di traduzioni: “quasi” perché nei nove anni successivi, tra internet e acquisti in loco, ho scoperto parecchie altre edizioni sconosciute. La caccia sembra non avere mai fine: soltanto ieri, mentre stavo documentandomi per questo articolo, ho scoperto l’uscita di altre cinque storie in una sconosciuta collana francese del 1980.

Nel corso di questa lunga ricerca mi sono spesso imbattuto in edizioni straniere di altri personaggi del Corriere dei Ragazzi realizzati dai miei colleghi, che ho acquistato e accumulato in modo non sistematico e senza uno scopo preciso. La mostra dedicata al settimanale a Lucca Comics e questo blog che ne costituisce una sorta di prologo mi sono sembrate un’ottima occasione per tracciarne un rapido elenco. Noterete che non sempre le edizioni straniere dei racconti del CdR approdavano su pubblicazioni di identico livello qualitativo e di prestigio. Nel periodo 1972 – 1979 le cessioni, gestite dall Editoriale del Corriere della Sera, erano di solito affidate a corrispondenti o agenzie specializzate nel mondo strettamente giornalistico, ma di solito completamente al di fuori da quello dell’editoria a fumetto, che, per altro la dirigenza del gruppo non teneva in considerazione. Salvo lodevoli eccezioni,  difficilmente c’era una ricerca del migliore offerente, ma si procedeva lungo sentieri già tracciati anni o decenni prima dal Corriere dei Piccoli senza tenere conto delle mutate situazioni editoriale. Quando il materiale cominciò a essere gestito dai suoi stessi autori, la situazione cambiò in positivo. Battaglia, Bonvi, Manara, Micheluzzi, Pratt, Silver, Tacconi, Toppi riuscirono a fare pubblicare le loro opere in volumi di prestigio in grado di valorizzarle adeguatamente. La rassegna che segue, articolata per paesi con in appendice un elenco per personaggi, si occupa principalmente delle traduzioni uscite nel periodo in cui il Corriere dei Ragazzi veniva pubblicato; non prende in considerazione il materiale del Corriere dei Piccoli né le moltissime edizioni delle serie di Hugo Pratt (“Sergente Kirk”, “Corto Maltese”) stampate nel CdR in secondi diritti. Non pretende nel modo più assoluto di essere esaustiva ma costituisce un’occasione per esplorare l’affascinante mondo dei periodici a fumetti di quarant’anni fa.

Alfredo Castelli

CDR INTERNAZIONALE: FRANCIA

L’Agente senza nome, Le Motard per l’edizione francese

Negli anni 1970 il mondo dell’editoria a fumetti francese era in fermento: nelle edicole comparivano settimanali come Pilote, che aveva lanciato “Asterix” nel 1959, l’edizione francese di Tintin, e una quantirà di riviste autogestite come L’Écho des Savanes (1972), Metal Hurlant (1974), Fluide Glacial (1975). Probabilmente queste o altre pubblicazioni del genere avrebbero potuto ospitare materiale scelto del CdR, invece la casa editrice privilegiata dal Corriere e dall’Agenzia Atlantic Press che per qualche tempo distribuì il materiale continuò a essere la peraltro rispettabilissima “Aventures et Voyages”, fondata nel 1946 da Bernadette Ratier. “Aventures et Voyages” era specializzata in “Petit Formats”, i fascicoli tascabili in bianco e nero venduti soprattutto nei chioschi delle stazioni e nelle “Maison de la Presse” di provincia. Il formato funzionava egregiamente per collane Bonelli come Mister No e Ken Parker (“Long Rifle”) a loro volta costituite da albi in bianco e nero e solo un po’ più grandi dell’edizione francese, mentre le grandi tavole a colori del Corriere dei Piccoli (di cui era uscito tra l’altro “Capitan Coviello” di Mino Milani e Mario Uggeri) e del Corriere dei Ragazzi dovevano essere ritagliate e rimontate, con risultati non sempre eccezionali.

Bob Crockett

Gli albi di Madame Ratier erano riviste-contenitore tascabili, e portavano di solito un titolo generico, (come En garde! o En piste!), oppure legato a un personaggio, come Akim; non era facile dunque indovinare quali serie comparissero al loro interno, e spesso non bastava neppure leggerne l’indice, perché spesso i nomi originali venivano modificati. “L’Agente senza nome” di Pier Carpi e Sergio Tuis era divenuto “Le Motard” (in Skaters e En Piste, 1978-1984); “Bob Crockett”, di Mino Milani e Jorge Moliterni, aveva abbandonato il nome  “Bob” in favore di “Jimmy” (in Carabina Slim, 1973, e Apaches, 1978).  “La Squadra Zenith” di Wadel, Grassi, Trillo e Alberto Breccia, era divenuta “Département Zero” (una scelta che, come scoprirete più avanti, non era per nulla arbitraria) in Coup Dur (1975-78).  “La Donna Eterna” di Mino Milani e Guido Buzzelli era stato reintitolata “Ayesha”  (Akim, 1979). “Lord Shark” di Mino Milani, Giancarlo Alessandrini ed Eric Siò  (in En Garde 1979 – 1983),  “Sandokan” di Mino Milani e Daniele Fagarazzi (in Akim, 1977-78 e Brik, 1980 – 1982), “Tomboy” di Silverio Pisu e Nadir Quinto (in Akim, 1978-79) avevano mantenuto il loro nome. Per quanto mi riguarda, la scoperta più sorprendente è stata “Il Maestro” di Mino Milani e Aldo Di Gennaro, pubblicato in Janus Stark tra il 1978 e il 1980 e qui ribattezzato “Mister Mystery”.

Domani: Francia, parte 2.

Alfredo Castelli

Squadra Zenith

La Donna Eterna

Lord Shark, tavola di apertura di una storia illustrata da Alessandrini

Tomboy

Il Maestro, in Francia Mister Mystery